Recensione: This charming Morrissey

My childhood is streets upon streets upon streets upon streets. Streets to define you and streets to confine you [...] 

È così che si apre l'autobiografia di quel rompipalle di Morrissey. Il fatto che queste stesse parole sarebbero potute essere i versi di una sua canzone ad un primo impatto può scoraggiare, ed effettivamente quando ho iniziato a leggere questo libro per la prima volta volevo solo spararmi in bocca. In fondo - a parte la sensazione iniziale di leggere una canzone lunga 50 pagine -  sembra che il libro non sia stato sottoposto ad una revisione editoriale, non è suddiviso in capitoli, certi paragrafi sono esageratamente lunghi e spesso Moz parte per la tangente raccontando storie e aneddoti che poco c'entrano. MA essendo cresciuta con la musica di Morrissey e degli Smiths e di tutte quelle altre band del vecchio filone alternative rock inglese anni '80, manco ci fossi nata in quella decade, ci ho riprovato.

Nonostante tutto, il libro ripercorre a ritmo abbastanza serrato e in ordine cronologico (almeno) i maggiori avvenimenti della vita di Morrissey, dall'infanzia nella Manchester povera, all'incontro con Marr ["We've met before, y'know. I'm glad you don't remember" Oooh, but I do] e la formazione degli Smiths, varie paturnie, le vicissitudini nella creazione dei loro quattro album di studio, ulteriori paturnie e diatribe con le case discografiche, lo scioglimento degli Smiths, la disputa con Marr/Joyce, la sua carriera solista e quanto sia difficile trovare qualcosa da mangiare in America per un vegetariano.

Anche se per quanto riguarda la sua carriera musicale non vengono dati molti dettagli in più di quelli già noti, lo stesso non si può dire della sua persona. Attraverso sottili riferimenti ai propri testi e citazioni di poesie e film che l'hanno inspirato nel corso degli anni, si ha infatti una visione d'insieme dell'artista che si cela dietro a questo nome e della sua anima gentile. Bellissimo poi il modo in cui descrive la perdita delle persone a lui care o quando racconta di come si prendeva cura degli uccellini che cadevano nel suo giardino.

Certo, Morrissey resterà pur sempre la queen of sass per eccellenza, drammatico ed eccessivo e sì, a volte la voglia di spararmi tornava, soprattutto a causa delle pedanti critiche a questo o quel giornale colpevole di aver riportato male le sue parole o la fissazione quasi maniacale per le classifiche e i numeri. Ma il tutto è reso incredibilmente piacevole dalla sottile ironia che - da sempre croce e delizia di quest'uomo - caratterizza e rende godibili tutte le 450 pagine di biografia e anzi, ti fa anche sorridere. E chi se lo sarebbe aspettato da uno che scriveva canzoni così?






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