Recensione: Chapter and Verse

Our music has never been about, for example, being a virtuoso on a particular instrument, it's entirely the product of our personalities and the sum of all our experiences.

Se dopo aver visto i New Order live lo scorso mese il mio indice di gradimento per qualche strano motivo non fosse ancora salito a livelli astronomici, dopo aver letto questo libro non avrei più scuse per non ammettere che i New Order potrebbero benissimo rientrare nella mia top 3 di band preferite di sempre.

Attenzione: il libro non è esattamente perfetto, Bernard Sumner non è propriamente uno scrittore - ma si potrebbe dire lo stesso di gente che lo fa di mestiere, perciò no big deal - alcuni aneddoti e considerazioni sono ripetute anche a distanza di poche pagine (Bernard, soffri di perdita di memoria a breve termine forse?) e a mio parere troppo spazio è dato alle vicende del The Haçienda, uno storico locale di Manchester, che sì, è stato sicuramente importante per lo sviluppo della scena musicale locale ed ha avuto un ruolo incisivo per i New Order, ma onestamente facevo volentieri a meno di sapere quanti soldi ha richiesto tenerlo aperto. Comunque.

Bernard Sumner non è di certo il più carismatico dei frontman, anzi, lo è diventato con molta riluttanza per scelta comune dopo la tragica scomparsa di Ian Curtis e gli ci è voluto del tempo per abituarsi all'idea. Inoltre nel corso degli anni è sempre stato molto parco nel divulgare dettagli sulla sua vita privata e anche in questo libro non si può dire che abbondino, ma quantomeno l'uomo rimane fedele a sé stesso. Quindi, anche se prima di leggere Chapter and Verse non sapevo molte cose sulla storia dei New Order e ora che l'ho finito non ne so molte di più, in realtà, forse per quello bastava andare su Wikipedia.

Premesso ciò, mi è risultato difficile non apprezzare il libro per quello che è, ovvero una  collezione di memorie quantomeno interessante, che oltre a mettere  in luce come è nato il sound dei New Order, offre diversi spunti di riflessione. Una delle cose su cui mi sono trovata più d'accordo, ad esempio, riguarda quella che è la sua concezione della musica. Bernard Sumner parla di essa come di qualcosa in grado di colpire e comunicare con le persone che la ascoltano: tutto sta nell'attitudine e nell'essere in grado di creare un suono che rispecchi le esperienze e le personalità di chi scrive, in modo da permettere a chi ascolta di rispecchiarsi a sua volta, non in quanto è complesso quel giro di basso o quell'altro accordo.

D'altra parte Sumner prima di assistere all'iconico primo concerto dei Sex Pistols del 1976 non aveva mai preso in mano una chitarra, e quando l'ha fatto non sapeva nemmeno come accordarla. Eppure questo non gli ha impedito di creare, prima con i Joy Division e poi con i New Order, uno dei sound più riconoscibili degli ultimi 30 anni.  

Quindi, se state cercando la verità sulla dipartita di Peter Hook, in questo libro non la troverete, ma prendetevi comunque qualche ora per leggerlo perché le didascalie delle foto sono davvero esilaranti.

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